Reperti
Un sarcofago per un figlio piissimo
Il sarcofago, costituito da una grande cassa con coperchio displuviato e acroteri agli angoli, appartiene a Publio Elio Sabino, giovane deceduto a soli 24 anni e 45 giorni.
L’apparato figurativo identificato si dispiega su tutti e quattro i lati e sul coperchio dell’opera, in parte tratto dal repertorio mitologico (Fetonte, i Dioscuri, Leda e il cigno, eroti vendemmianti o ritratti in attività ludiche, Medusa) e in parte da scene di vita quotidiana (pastori musicanti).
Un’iscrizione latina sull’orlo del coperchio ricorda il nome del defunto: “Publio Elio Sabino, che visse 24 anni e 45 giorni. La madre Antonia Tisifone (ha fatto realizzare il sarcofago) per il figlio piissimo”. Un’iscrizione consolatoria in greco contorna, invece, le figure dei Dioscuri:
“Coraggio, o nobile d’animo. Nessuno (è) immortale”.
L’opera fu commissionata da Antonia Tisifone, madre di Elio Sabino, per lei e per il marito, entrambi rappresentati nelle metope acroteriali, e solo in un secondo momento destinata al figlio in seguito alla sua morte prematura.
Le caratteristiche stilistiche e i dettagli scultorei riconducono il sarcofago al gruppo noto con il nome di “Aquileia-Grado” ed è databile alla metà del III secolo d.C.
Collocazione: Palazzo Guidobono, Museo Archeologico Dertona. Sala 1-Il lapidario vescovile.
Tipologia di opera: reperto archeologico.
Ambito culturale: età romana–passaggio dall’alto impero alla tarda antichità.
Tecnica: scultura in marmo proconnesio.
Provenienza: Tortona, dall’area di San Marziano, attuale corso Repubblica/area ferroviaria.