Palazzo Guidobono | MA-De

Storia del museo

Il MA-De

Con la fine del XIX secolo l’ufficiale dei bersaglieri Aristide Arzano progettava di costituire un museo pubblico, per assicurare l’esposizione dei reperti archeologici tortonesi e garantirne la fruibilità, la tutela, la conservazione ed il restauro.

La sensibilità verso il valore degli oggetti antichi era viva da tempo, tanto da determinare l’inserimento di precise clausole per la protezione dei beni archeologici nelle autorizzazioni di scavo concesse dalle autorità pubbliche per il recupero di materiale da costruzione (mattoni, pietra calcarea, roccia) e di terreno da utilizzare come fertilizzante. In alcuni contratti degli anni Settanta del XIX secolo si leggeva, infatti, che “Tutti gli oggetti di antichità che si rinvenissero nella occasione saranno di proprietà del municipio”.

Nell’agosto del 1891 la Giunta Comunale disponeva di istituire una sala pubblica per riunirvi lapidi, sculture, monete, sigilli e tutto quanto possa interessare lo storico o l’artista, nominando una speciale commissione con il mandato di raccogliere gli oggetti degni di essere conservati.

Per raggiungere questo obiettivo veniva istituita una commissione composta da quattro membri – il tenente Aristide Arzano, il signor Camillo Barrett, il dottor Vittorio Pasquali e il professor Giuseppe Dellepiane – con l’incarico di raccogliere reperti archeologici sia presso privati, sia presso Istituti Pubblici. Dopo solo un mese di ricerca venne presentata una lista di ben quaranta oggetti provvisoriamente ricoverati in un locale al pian terreno dell’ex Collegio Reale, già allora Palazzo Comunale, in via Ammiraglio Mirabello.

A costituire il primo nucleo del Museo, oltre ai reperti raccolti dalla commissione, si aggiungevano alcuni oggetti provenienti dalla donazione del cavaliere Cesare Di Negro-Carpani.

Nel suo testamento lo studioso esprimeva la volontà di destinare tutta la sua collezione epigrafica – in particolare iscrizioni paleocristiane rinvenute presso Porta Voghera – al Municipio di Tortona, anche se in realtà solo una minima parte venne consegnata alla Città, mentre l’altra fu recapitata all’amministrazione comunale di Alessandria.

Secondo Arzano, i commissari alessandrini, quando selezionarono il materiale destinato alla loro città, avevano estratto anche il meglio di quanto spettava di diritto a Tortona. In ogni caso, lo stesso Arzano affermava che i reperti lasciati a Tortona fossero comunque importanti e preziosi.

Con la fondazione della “Società per gli Studi di Storia, d’Economia e d’Arte nel Tortonese” il Museo Civico iniziò a prendere veramente vita. Accolto nelle sale al pian terreno dell’ex Collegio Reale, aprì ufficialmente al pubblico a partire dal 15 settembre 1905 esponendo, assieme ai reperti archeologici, oggetti di varie epoche, in particolare di età napoleonica e risorgimentale.

Al primo nucleo museale, costituito dai reperti raccolti dalla commissione guidata da Arzano, si aggiunsero il sarcofago di Elio Sabino, conservato per lungo tempo in Cattedrale, e alcune iscrizioni della collezione archeologica della Diocesi di Tortona concesse, ma senza perderne la proprietà, al nuovo museo dal Vescovo monsignor Bandi nell’unico intento di favorire la Società per gli Studi di Storia, Economia ed Arte nel Tortonese.

Le stanze dell’ex Collegio Reale ben presto risultarono insufficienti per contenere la gran quantità di oggetti archeologici provenienti dal territorio comunale.

I reperti, in alcuni casi, furono accatastati per mancanza di spazio, tanto da far apparire le sale espositive più come un deposito, piuttosto che un luogo destinato alla tutela e alla valorizzazione. Per questa ragione, nel 1948 vennero avviati i lavori di ristrutturazione di Palazzo Guidobono: si provvide alla demolizione dei fabbricati posti a delimitazione dell’attuale piazza e si rivide l’aspetto della facciata donandole una veste dalle linee tardo medievali.

Nel 1955 la sede del Museo venne trasferita a Palazzo Guidobono. La sezione romana e medievale occuparono i locali al piano terra fino al disallestimento del 1989 e alla ideazione del nuovo percorso espositivo inaugurato nel 2023.

Il giardino archeologico

Sul retro del Palazzo si cela un piccolo giardino destinato a luogo di riposo e riflessione, che integra e chiude la parte fino ad ora realizzata del percorso espositivo.

Vi sono conservati manufatti di epoca romana di grandi dimensioni, alcuni dei quali già presenti al momento del trasferimento del Museo a Palazzo Guidobono: un lacerto murario in opus reticulatum forse pertinente a un’abitazione, un elemento di raccordo di una conduttura dell’acquedotto, il coronamento piramidale di un monumento funerario, due capitelli in stile corinzio e due coperchi di sarcofago.

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